Servizio Civile 2008/2009: “SOLIDARECO”

16 05 2008

 

 

Abbiamo appreso che, in data 7 Maggio 2008, l’Ufficio Servizio Civile ha approvato le graduatorie dei progetti valutati positivamente per il 2008. Tra questi risulta esserci anche “Solidareco”, quello presentato dalla nostra Pubblica Assistenza congiuntamente all’Anpas Liguria.

La pubblicazione ufficiale del bando è avvenuta nei primi giorni di Giugno ed ora abbiamo ricevuto conferma di poter ospitare fino a 5 ragazzi/e alle solite condizioni contrattuali:

Età compresa tra i 18 ed i 28 anni;

Durata del servizio: 12 mesi (25 ore/settimana);

Rimborso spese mensile: € 433,80;

Formazione professionale garantita e compresa nelle ore d’impiego.

Invitiamo tutti i ragazzi/e che hanno intenzione di partecipare al progetto a mettersi al più presto in contatto con la segreteria (Luca, Piero, Piera o Michele – tel: 0185 262888, e-mail: info@volontarirapallo.it) per comunicare la loro disponibilità e preparare per tempo la documentazione necessaria. Con buona probabilità il servizio avrà inizio nei primi giorni di Ottobre o di Novembre 2008.

Per avere maggiori informazioni, e scaricare un fac-simile della domanda di ammissione, potete visitare il nostro sito, alla pagina dedicata al servizio civile: http://www.volontarirapallo.it/serv_civile.htm

Grazie.





Quando la cicogna arriva con la sirena

10 05 2008

Forse, nel darle il nome, mamma e papà terranno conto del caratterino che ha dimostrato già nel venire alla luce. Lei, la piccola, non ha lasciato loro nemmeno il tempo di arrivare in ospedale. Così, ieri mattina (l’8 maggio 2008), in un appartamento di via Ghizolfo a Rapallo è andato in scena il parto di una volta,  quello fatto in casa. Ad assistere la mamma, Tharsini Jeganathan, 34 anni, originaria dello Sri Lanka ma residente a Rapallo c’era il papà della piccina, il signor Markandu. Sono quasi le 9 quando la neonata fa già vedere la sua testolina: il marito di Tharsini chiama i soccorsi, il medico del 118 Rinaldo Vaccari, con l’infermiere Giuseppe Vallelunga e i militi dei Volontari del Soccorso di Sant’Anna arrivano rapidamente in via Ghizolfo. Ma la piccola ha fretta di venire alla luce. «È stata un’emozione fortissima spiega Giuseppe Pilloni, 29 anni, uno dei militi dei Volontari del Soccorso di Sant’Anna intervenuti – non mi era mai capitato di fare un soccorso del genere. Non sappiamo il nome della piccola: la mamma e il papà sono dello Sri Lanka e ci hanno spiegato che la tradizione è quella di aspettare quando fa la Luna per dare il nome al neonato». All’ospedale di Lavagna, dove mamma e piccola sono stati trasportati, il dottore Maurizio Ivaldi ieri ha confermato che le due godono di buona salute e ha rimarcato l’ottimo lavoro del medico del 118 e dell’infermiere: «È stato un parto naturale in casa non per scelta, ma comunque sia mamma che bambina stanno bene e ci sono tutti i presupposti perché in tre o quattro giorni possano tornare a casa».

Silvia Pedemonte da Il Secolo XIX del 09 maggio 2008.





Il 5 X 1000 ai Volontari: vuoi mettere la soddisfazione?

14 04 2008

Anche quest’anno la legge finanziaria consente, in sede di dichiarazione dei redditi, di devolvere una quota del proprio gettito fiscale alle Organizzazioni di volontariato Non Lucrative e di Utilità Sociale (ONLUS) come noi Volontari del Soccorso di Rapallo.

Tale opzione è assolutamente gratuita, nel senso che al contribuente non costa nulla (è denaro che in ogni caso gli verrebbe prelevato), ed è cumulabile al già collaudato 8 per 1000 la cui devoluzione resta comunque invariata.

Insomma, si tratta di mettere un numero di codice fiscale (il nostro è 83008120103), una firma nell’apposita casellina del 730 (UNICO o CUD) ed il gioco è fatto.

Così facendo avrete donato il 5 per 1000, cioè lo 0,5% (detto così sembra di più), delle vostre imposte ai Volontari del Soccorso di Rapallo anziché al fisco.

Vuoi mettere la soddisfazione?





“Counselling”: un nuovo servizio da noi per voi

6 04 2008

Counselling” è una parola relativamente nuova. Non ha una vera e propria traduzione letterale in italiano ma, senza timor di sbagliare, si potrebbe semplicemente definire come “relazione d’aiuto”. Tutti attraversiamo momenti difficili, anche (e soprattutto) coloro che sostengono il contrario. Il Counselling è un sostegno professionale per chi si trova in una situazione di crisi ed è momentaneamente bloccato. Esso si rivela utile per tutte quelle persone che non hanno disturbi mentali gravi (ad es. psicosi) ma che, in un particolare momento della loro vita, avvertono l’esigenza di un aiuto concreto da parte di chi, per ruolo e competenze, è in grado di fornirlo nel modo più diretto ed autorevole. In questo nuovo modello relazionale, chi chiede aiuto è denominato cliente – non paziente, in quanto non c’è un malato da curare ma una persona che è momentaneamente bloccata, frenata – mentre chi offre aiuto, competente e professionale, si chiama per l’appunto Counsellor (consigliere).

La figura professionale del Counsellor nasce in America intorno agli anni ‘30. In Italia, a partire dagli anni ‘70, vengono formate le prime persone alla difficile professione della “relazione d’aiuto”, mentre il termine “Counselling” inizia a circolare dagli anni “90. Non ci si può improvvisare Counsellor, anzi è bene diffidare di chi s’improvvisa o non ha formazione adeguata.  Il Counsellor professionista deve infatti possedere numerosi requisiti formativi ed esperenziali, a partire dal diploma triennale di una scuola di Counselling. 

Gli incontri di Counselling hanno come fine quello di fornire alle persone una consulenza ed uno spazio per facilitarli ad orientarsi nelle loro scelte di vita.

L’intervento consiste nel sostenere colloqui individuali di 45 minuti per affrontare le specifiche tematiche portate dai clienti che evidenziano problemi in contesto familiare, professionale, sociale o altro, nell’intento di fornire una relazione d’aiuto d’inestimabile valore.

I criteri fondamentali sui quali si basa l’intervento del Counsellor sono:

  • la promozione dell’autonomia;
  • il sostegno dell’autostima;
  • la promozione dell’assunzione di responsabilità verso la propria vita;
  • l’individuazione da parte della persona di soluzioni adeguate e dei passi necessari a realizzarle;
  • la facilitazione dell’apprendimento dalle proprie esperienze;
  • la facilitazione di una maggiore consapevolezza di sé e del proprio rapporto con gli altri;
  • la facilitazione di un processo di crescita personale e cambiamento positivo.

Ebbene, tutto questo per dirvi che noi, i Volontari del Soccorso, ci stiamo attivando anche in questo settore, nuovo e delicato.

La professoressa Flavia Mazzola, Counsellor diplomata, Rogersiano dell’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (I.A.C.P.), ci ha contattati esprimendo il desiderio di mettersi a disposizione, gratuitamente, di tutti coloro che ritengono vivere un periodo particolare della loro esistenza e per il quale una relazione d’aiuto, seria, competente, discreta e sensibile potrebbe apportare sollievo, serenità e, perché no, qualche buon consiglio.

Flavia Mazzola è disponibile, presso la nostra sede di Via Arpinati 20, ogni mercoledì, dalle 17.30 alle 19.30, a titolo, lo ricordiamo, assolutamente gratuito. E’ tuttavia gradita la prenotazione, effettuabile attraverso il nostro centralino, al numero 0185 262626, oppure direttamente alla dottoressa, al numero 328 9615044.

Ringraziamo Flavia per la sensibilità e l’attenzione che ci ha dimostrato, scegliendoci per la sua importante attività e confermando ancora una volta la nostra propensione ad aprire le porte a tutto ciò che, pur apparendo nuovo e anticonvenzionale (o forse proprio per questo), ci consente di offrire sempre qualcosa di più e di meglio ai nostri concittadini.





Tornano i bonsai dell’ANLAIDS

22 03 2008

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Come ogni anno, oggi 22 e domani 23 Marzo distribuiremo i bonsai dell’ANLAIDS (l’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS) sul lungomare di Rapallo. Il ricavato sarà devoluto all’ANLAIDS per il perseguimento degli scopi statutari finalizzati alla ricerca, alla prevenzione e all’assistenze delle persone colpite da questa malattia. Ne avevamo parlato a lungo l’anno scorso del paradosso di una piantina così piccola (e così bella: quella che compare nella foto, scattata oggi, è la mia dell’anno scorso!) che genera frutti tanto grandi, come lo sono quelli della speranza e della solidarietà. Chiaramente da sola non ci potrebbe riuscire. I miracoli esistono solo se qualcuno ci crede e, se vogliamo, possiamo cominciare a farlo. Oggi e domani sul lungomare di Rapallo.

Buona primavera e buona Pasqua a tutti.





Volontario tra Volontari

16 03 2008

tanasini.jpgNoi Volontari del Soccorso, per le molteplici attività che da anni svolgiamo, e che ci vedono sempre in prima fila impegnati sul territorio tra la gente e per la gente, abbiamo imparato a non meravigliarci più di tanto per i fatti e gli avvenimenti che ci vedono protagonisti e che ci coinvolgono direttamente o indirettamente, ma questa volta è un’altra cosa. Noi che siamo stati su terremoti ed alluvioni, noi che siamo andati all’estero anche in paesi lontani per dare il nostro contributo, noi che accorriamo quotidianamente ove necessiti la nostra presenza, che andiamo incontro alle persone per sentire le loro necessità e, possibilmente, rispondere alle loro aspettative, noi questa volta dobbiamo ammettere d’esserci particolarmente emozionati. Infatti, Sabato 15 marzo 2008, alle ore 17, nel corso delle sue visite pastorali itineranti, il Vescovo Mons. Alberto Tanasini ha visitato la sede della nostra Pubblica Assistenza per un incontro con i Militi e la popolazione del quartiere di Sant’Anna. La scelta della nostra Associazione  per quest’incontro, tanto auspicato e realizzato anche grazie all’incessante opera di don Aurelio Arzeno, è stata per noi motivo di gioia, d’orgoglio e viva soddisfazione. Il Vescovo è venuto tra noi spinto dal suo desiderio di “conoscenza” e per questo siamo stati ben lieti d’informarlo sui servizi e le opere sociali che la nostra P.A. compie quotidianamente a favore di tutti i cittadini bisognosi, con spirito di servizio e carità cristiana. Abbiamo colto quest’occasione per un’incontro di carattere spirituale ma anche per portare a conoscenza del Vescovo le nostre idee ed opinioni, le nostre aspettative ed i problemi del nostro quartiere. Monsignor Tanasini, visitando la nostra Sede, ha palesemente dimostrato il Suo interesse per i Volontari del Soccorso ed è venuto tra noi di sua iniziativa, quindi “Volontario” tra Volontari, a portare il suo saluto, la sua parola d’incoraggiamento e l’insegnamento pastorale. La cerimonia dell’evento, seppur breve, è stata colma di significati e d’insegnamento cristiano ed ha visto il Vescovo dapprima visitare la sede, interessandosi alle varie attività che svolgiamo, per poi soffermarsi in un caloroso incontro con i Militi e Soci presenti. Le sue parole sono state per tutti di conforto e sprone a continuare sulla strada fin qui intrapresa, nello spirito di carità e solidarietà che ci ha sempre contraddistinti. La sua benedizione, per noi ed i nostri cari, ci accompagnerà e sarà un incentivo a sempre migliorarci per il bene della collettività. Un grazie di cuore al nostro Vescovo per la Sua gradita visita con l’augurio di riaverlo presto tra noi.

(P.G. Gallo)





E poi sono anche buoni…

5 03 2008
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Puntuali come la primavera, anche quest’anno le uova della solidarietà sono tornate a fare bella mostra dei loro pavoneggianti fiocchi nella nostra sede. Sono uova di Pasqua che distribuiamo per conto dell’ABEO Liguria, i “matti” di cui parlavamo l’anno scorso (vedi post), ed il ricavato sarà interamente devoluto ai bimbi (e alle loro famiglie) affetti da patologie onco ematologiche ricoverati al Gaslini di Genova. 

Considerate le incongruenze che spesso troviamo – a volerle cercare ovviamente – tra le origini di certe tradizioni e ciò che ne rimane oggi nei gesti che, ormai meccanicamente, compiamo ogni anno (come, per esempio, quello di comprare uova di cioccolato a Pasqua: c’é qualcuno che, così su due piedi, è in grado di dirmi perché lo facciamo?), al di là delle spiegazioni, dicevo, e delle sorprese che potrebbero rivelare, credo che abbinare ad ogni rituale comandato un tornaconto sociale sia l’unico modo per non sbagliare mai. Cioè, in ogni caso, qualunque sia la nostra credenza o la nostra convinzione (o la nostra ignoranza) in merito alla Pasqua, se in questo periodo dell’anno compriamo un uovo di cioccolato avvolto da frusciante carta rossa (in fin dei conti, di questo si tratta) consapevoli che il nostro denaro andrà a contribuire per una causa talmente nobile come quella dell’ABEO, allora non avremo più bisogno d’una motivazione storica per essere in pace con la nostra coerenza.
Se poi, per una religione la Pasqua significa una cosa, per una seconda ne significa un’altra, e per una terza nemmeno esiste… che c’importa? Il nostro uovo sarà solo un oggetto speciale, che passa sopra ogni relativismo ideologico; il nostro gesto diventerà un esercizio di generosità, che non appartiene a nessuna liturgia esclusiva; e il nostro cuore sarà libero di vivere l’altruismo umano come l’unico fine che, stringi stringi, tutti i pulpiti e tutte le prediche del mondo non riusciranno mai a sostituire.

E poi è anche buono (il cioccolato).
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www.abeoliguria.it

 





Missione compiuta, grazie a voi

1 03 2008

 

 

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Caro Presidente, Volontari, Andrea,

Grazie per i 2.000 Euro che ci avete spedito il mese scorso.

Siamo così felici per il vostro denaro e per il vostro amore. I costi del cibo e degli altri generi sono molto alti.

Stiamo costruendo 3 gabinetti nella casa delle ragazze.

Il vostro denaro ci ha permesso di comprare la sabbia, i materiali da costruzione ed anche di pagare il lavoro.

Vi spediamo le foto dell’opera che stiamo facendo con il denaro che voi, ed altri, ci avete mandato.

I bambini arresisi sono stati mandati sotto la protezione dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) da qualche settimana. Quindi non dobbiamo più preoccuparci per la loro salute.

Abbiamo ricevuto 4 nuovi bambini dal tribunale: 2 femmine e 2 maschi. Una bambina è stata violentata da suo padre e da suo fratello, gli altri hanno subìto abusi in un altro orfanotrofio. I ragazzi sono stati catturati mentre commettevano una rapina. Il loro processo è terminato e sono qui per riabilitarsi.

Apprezziamo ogni singola moneta che ci inviate.

La guerra ha reso ogni cosa molto costosa e la vita difficile ma il vostro aiuto è portatore di sollievo e ci rassicura. 

(Lettera ricevuta il 28 febbraio 2008)

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Con questa nuova lettera di Prebha, la terza che pubblichiamo sul blog, vorrei concludere l’operazione che vide la luce il 27 Novembre 2007 come reazione straordinaria alla pubblicazione di un’altra lettera, sempre di Prebha ma di ben diverso tenore, scritta a mano e in tutta fretta, e riferita all’improvviso aumento dei bimbi nel suo orfanotrofio (vedi post). All’epoca si generò una vera e propria gara di generosità, sfociata, da parte nostra, nella distribuzione dei pandolci natalizi per raccogliere fondi e, da parte vostra (cioè di chi non è propriamente dei Volontari, anche se lo è diventato “Honoris Causa”), nella sorprendente serie di offerte che ancora oggi, credete, mi fanno venire la pelle d’oca al solo pensarci.

Abbiamo fatto un gran bel lavoro insieme. Noi e voi. Il denaro così raccolto è stato inviato in Sri Lanka nel mese di Gennaio 2008 e questa lettera, arrivata il 28 Febbraio, dimostra come sia stato gradito e utilizzato.

Forse non c’è molta poesia in tre gabinetti per le ragazze, lo so, ma di quelle tre casettine piastrellate, credeteci, noi andiamo fieri ed orgogliosi come se fossero un monumento d’oro.

La voglia di vivere, la serenità, la normalità, sono, qui da noi, nell’ovattata comodità urbana in cui siamo nati, ridondanti parole quasi prive di significato, giacché paiono ovvie e scontate ma, riflettiamoci un attimo, in realtà precarie come quella di Vaddukoddai, dove ogni vita si muove appesa al filo sottile d’un destino capriccioso, quelle stesse parole diventano speranze, desideri, sogni alla perenne ricerca di simboli, quanto mai pratici e materiali, che dimostrino la loro possibile realizzazione. Ed è proprio lì, in quel contesto tanto reale quanto inimmaginabile, che un gabinetto, un semplice e disprezzato cesso, può trasformarsi in qualcosa d’assolutamente immenso: l’allegoria d’una normalità che pareva impossibile (e che senza il nostro aiuto, forse, lo era davvero).

Un gabinetto per le bambine, solo per loro, può essere l’inizio di qualcosa di grande. Ammetto che detta così potrebbe far sorridere (e anche se fosse ben venga un sorriso, ce lo meritiamo) ma tutto sommato credo di non sbagliare e, almeno un po’, d’essere condiviso. Ogni persona per stare bene insieme alle altre, anche nei momenti più difficili, deve innanzitutto poter stare bene con sé stessa, a partire da quell’intimità individuale che esige (in particolar modo per le bambine) un piccolo spazio tutto per sé. Checché se ne dica, la riservatezza è una condizione essenziale affinché il carattere, la sensibilità, l’amor proprio (e quello altrui), la moralità e il senso del rispetto possano naturalmente evolversi fino a riflettersi, liberi da pretestuose ed innaturali costrizioni, nella consapevolezza globale dell’umana condizione. Quei gabinetti, che prima non c’erano, potrebbero diventare l’orma di un primo passo verso il futuro, un futuro nuovo, diverso, in cui la dignità umana possa riprendere le redini d’una situazione ormai allo sbando.  

Qualcuno potrebbe insinuare che io stia tentando di conferire, a parole, un senso epocale a quella che in realtà non è che una semplice opera di “manutenzione straordinaria”, opera che, anche in questa sua più modesta accezione, non avrebbe comunque nulla per cui non andarne fieri, ma insisto, non è così. All’interno di realtà talmente precarie in cui nulla è scontato, nemmeno la vita, l’ordinario è già di per sé straordinario. Lo straordinario, allora, cambia statuto, sale di grado e diventa l’eccezionale. E l’eccezionale è il massimo. Credete, senza retorica, noi abbiamo realizzato una piccola eccezionale impresa.

Ok, comunque sia, al di là d’ogni considerazione che è sempre superflua, il mio desiderio era, prima di tutto, quello di rendicontare coloro che hanno partecipato all’iniziativa sui dettagli e le modalità con cui l’abbiamo condotta. “Di noi ci si può fidare” era (ed è) il nostro slogan, ed è proprio in virtù di questo slogan che adesso sono qui, cifre alla mano, per dirvi che i proventi dei panettoni (1.155 Euro) e quelli dei bonifici bancari (300 Euro), uniti alle donazioni varie (di cui non si può dare un totale definitivo perché sembrano non finire mai, ma che hanno superato i 500 Euro), ci hanno permesso di inviare a Prebha la cifra tonda di 2.000 Euro, oltre alla consueta rata d’adozione mensile. E’ stato fatto tutto alla luce del sole, d’altra parte non conosciamo altre modalità, e se tutti i donatori si ritrovassero un giorno nello stesso posto, alla stessa ora, e con tutte le loro ricevute in mano, e avessero voglia di rifare la somma, potrei giurare che otterrebbero lo stesso risultato (e, al di là di tutto, avrebbero una bella occasione per conoscersi).

Il secondo motivo per cui vi scrivo è, lo avrete già capito, quello di dirvi grazie. Ma non grazie a nome mio e nemmeno per conto dei Volontari. Il grazie che vi rivolgo, e che vi dedico con tutto il cuore, è quello dei “nostri” bimbi, uno per uno. Perché, anche se non sanno chi siamo, anche se non ci conoscono personalmente, anche se ignorano i nostri nomi e i nostri volti, per loro noi siamo così importanti che se, prima di addormentarsi, la farfalla dei loro pensieri troverà sollievo su un fiore di generosità sognato quel fiore, sconosciuto e anonimo, non potrà che avere il nostro colore, il nostro profumo, il nostro volto e il nostro nome: la gratitudine viaggia dritta da cuore a cuore, ad occhi chiusi, e non sbaglia mai. Non dimentichiamolo.

 

Cliccate qui per scaricare la lettera di Prebha (è anche per voi).

 





E’ primavera, il sole bussa alla porta (e al tetto)

25 02 2008

Anche se un po’ in ritardo rispetto alla tabella di marcia (vedi post) a causa di un intoppo burocratico, stamattina ha avuto inizio la posa dei pannelli fotovoltaici sul tetto del nostro autoparco. Giusto in tempo per godersi (e farci godere) il sole primaverile preannunciato dalle belle giornate che, già da un po’, ne fanno apprezzare il vigore. E’ un lavoro imponente, che ci costa parecchio anche in termini d’investimento economico, ma con il quale abbiamo la certezza di dare un segnale forte e concreto dello spirito di consapevolezza globale che ci muove, nella speranza, quella non muore mai, di essere seguiti da tutti coloro che potranno farlo. Ormai non possiamo più permetterci di aspettare, quello lasciamolo fare ai grandi della terra. Noi piccoli, invece, solo muovendoci potremo migliorare un po’ di cose che non vanno. Il solo parlarne ormai non basta più.

Come vedete, noi ci siamo mossi.





Una lettera, anzi due

16 02 2008
Canaan Children’s Home
Vaddukoddai, NP, SRI LANKA 

 

Vaddukodai, 14 Dicembre 2007 

Cari Amici, Presidente, Volontari, Andrea e Marino,

grazie per gli aiuti finanziari che puntualmente ci avete inviato quest’anno per i nostri bambini. Noi siamo stati benedetti dal vostro aiuto e la nostra vita è migliorata da quando vi siete presi cura di noi.

La situazione a Jaffna non è migliorata. Infatti le cose non vanno bene per la gente abbandonata sulla Penisola. Uccisioni e ruberie sono in rapido aumento, tanto che centinaia di persone si stanno affidando alle Organizzazioni per i Diritti Umani poiché temono per la loro vita. Molti uomini giovani si sono consegnati alle autorità, insieme alle loro famiglie, negli ultimi quattro mesi.

Il Dipartimento della Giustizia ed il Ministero per la Riabilitazione di Jaffna hanno dovuto affrontare il problema della protezione di queste famiglie. Il Giudice Distrettuale e l’Agente del Governo, con l’approvazione del Generale Comandante di Jaffna, hanno demandato a noi la responsabilità di prenderci cura e proteggere queste madri con i loro figli.

Ora abbiamo 19 bambini di età compresa tra 1 e 16 anni. I loro padri sono nel carcere di Jaffna per essere protetti. I bambini e sei delle loro madri sono stati sistemati nella nostra Casa e noi dobbiamo provvedere alle loro necessità.

Il Governo ha organizzato un piccolo spaccio alimentare (zucchero, lenticchie, ecc.). Un’organizzazione non governativa ci ha aiutati fornendo coperte, tazze, piatti, ecc. Noi pensiamo a tutto il resto da tre mesi e continueremo a farlo fino a quando qualcuno potrà dare loro una sistemazione dove padre e figli possano vivere insieme.

Il numero dei bambini aumenta di giorno in giorno. Altre Case come la nostra, in Jaffna, non sono disposte a prenderli per paura di doverli proteggere. Voi sapete che noi sopravviviamo solo grazie alla Fede, così la Casa di Canaan sta facendo tutto questo per mezzo dei volontari. Tutti sono giunti da noi con addosso solo i loro vestiti. I nostri bambini hanno diviso i loro abiti con i nuovi arrivati che staranno con noi per Natale e ai quali donemeremo nuovi abiti e cibo. Abbiamo condiviso il Vangelo con loro e la prossima stagione dovrebbe darci la grande opportunità di mostrargli che Dio li ama.

Per favore continuate ad aiutarci. Noi apprezziamo tutto ciò che fate e ricordateci nelle vostre preghiere. Grazie e possiate avere un Natale benedetto.

Cordialmente, Prebha e bambini. 

 

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Rapallo, 16 Febbraio 2008

Cara Prebha,

succede ogni volta che il postino ci porta una di quelle tue buste bianche, con la scritta timida AIR MAIL un po’ inclinata sulla parte sinistra, succede mentre l’apriamo, con la delicata tenerezza che si riserva alle cose fragili e preziose, e succede quando ne estraiamo il contenuto, esile e colorato come un pensiero troppo veloce per poter essere capito al volo; succede che…  abbiamo paura. Sì, proprio paura (“fear”, nel tuo inglese).

Si dice che affrontare le proprie paure sia il solo modo per liberarcene e questo, in linea di principio, dovrebbe essere il comportamento migliore per crescere e diventare adulti. Ma ci sono alcune situazioni, e non sono poche, in cui le paure non si possono aggredire a viso aperto, poiché esse scaturiscono proprio dall’incapacità di comprenderne la causa e, quindi, dall’impossibilità di sconfiggerle. Queste paure sono le sensazioni d’impotenza che si provano di fronte a contesti talmente grandi che al loro cospetto ci sentiamo assolutamente inutili. Le tue lettere, ogni volta, ci impongono una vera prova di coraggio, dolce Prebha, coraggio che ognuno di noi, simulando la più fredda indifferenza, cerca d’infondere a sé stesso e agli altri mentre prende coscienza della nuova realtà descritta dalle tue parole. Ogni volta è un duello contro l’ignoto e, purtroppo, non sempre si vince. Sono le regole del gioco, dopotutto, regole che tu conosci benissimo perché questo gioco si chiama voglia di vivere e tu, piccola chioccia dal cuore immenso, ne sei l’emblema più autorevole.

E’ un gioco spietato: la vita contro la morte. Una partita eterna in cui non si può pareggiare, o si vince o si perde. E tutti allo stesso modo. Quando qualcuno non ce la fa più, e si arrende, insieme a lui muore una parte di noi, un frammento dei nostri cuori ci abbandona per seguirlo, ovunque andrà la sua anima; ma ogni vittoria sulla morte, ogni resurrezione, ogni ulteriore battito di vita, farà la gioia non solo del sopravvissuto ma di tutti i cuori che hanno agito per l’avverarsi del suo desiderio di vivere.

Queste sono le sfide col destino cui tu, indomita Prebha, sei stata chiamata a combattere e per le quali siamo onorati di poter stare al tuo fianco. E’ un gioco spietato, lo dicevo, tanto assurdo quanto semplice nel contrapporre il mondo della vita a quello della morte, e nel suddividere l’umanità tra chi vi partecipa e chi non lo fa. Una parte dei terrestri è, infatti, totalmente indifferente a ciò che accade all’altra, e difficilmente qualcuno che non si trovi coinvolto direttamente nelle tragedie umane apporterà il suo contributo a battaglie quotidiane come le tue. Se questo accadesse, se la solidarietà spontanea e disinteressata fosse di questo mondo, se tutti partecipassero al dolore di qualcuno solo perché quel qualcuno sta male, allora la vita, nonostante tutto, la vita ti sarebbe certamente più sopportabile, non è così coraggiosa Prebha? Certo che è così, lo sappiamo benissimo.

Ebbene, in noi hai trovato qualcuno che ci sta provando. Noi, e quelli che ci aiutano, cerchiamo di darti il massimo a costo di sentirci inutili, piccoli e ridicoli; a costo di provare emozioni impossibili e di soccombere a paure inevitabili. Malgrado l’indifferenza e gli ostacoli del mondo, noi continueremo a versare le nostre infime gocce d’acqua nel tuo immenso deserto perché, ce lo hai insegnato tu, saggia Prebha, l’alternativa sarebbe quella di non fare nemmeno questo.

Vivere al tuo fianco ci ha permesso d’imparare un’infinità di piccole “cose”, umili e preziose allo stesso tempo. Cose che, senza il tuo aiuto, avrebbero continuato a nascondersi tra le pieghe di una quotidianità viziata, ricca e dannatamente superficiale come quella in cui viviamo. Cose come i sentimenti, le emozioni, la passione e l’amore. Quelli veri.

Siamo noi che dobbiamo ringraziarti, grande Prebha, perché, anche se è difficile crederlo, per quanto possa essere importante quello che stiamo facendo per te, il tuo esempio e il tuo insegnamento lo sono per noi molto di più. Essi costituiscono un dono unico, prezioso, insostituibile, che ci ha fatto capire come la realtà vada ben oltre il recinto di casa nostra, e come la vita, ogni vita, anche la più piccola, sia importante per l’intera umanità.

Siamo fortunati e orgogliosi d’averti conosciuta.

 

Grazie a nome di tutti noi.   

 

 

     

 








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