Non c’è etica senza libertà

24 03 2007

Vorrei replicare a tutte le persone, soci dei volontari e non, che in maniera piuttosto determinata hanno sollevato perplessità di carattere etico circa la discesa in politica del nostro presidente Pier Giorgio Brigati. Innanzi tutto è mia intenzione ringraziarle per l’attenzione che, in questo modo, hanno dimostrato nei confronti dei Volontari del Soccorso, dato che il loro gesto, seppur in tono polemico, è comunque un tentativo di difendere l’associazione da possibili strumentalizzazioni. E negli intenti, ovviamente, non posso che essere d’accordo. Vorrei tuttavia dettagliare un po’ meglio la dinamica degli eventi poiché, credo, potrebbe essere propedeutica ad un’analisi prospetticamente più ampia. La decisione di Giorgio di tentare l’avventura politica detiene una matrice passionale che da molti anni risiede nei suoi, chiamiamoli così, sogni nel cassetto, e che solo adesso ha deciso di realizzare. Una scelta ponderata adeguatamente e profondamente, com’è sua abitudine, ed infine presentata al Consiglio Direttivo dei Volontari etichettandola addirittura come formale ordine del giorno. Non si trattava d’una richiesta ufficiale di autorizzazione, non ce ne sarebbe stato bisogno, ma d’un gesto spontaneo e amichevole volto a coinvolgere i consiglieri affinché ciascuno di essi, in tutta serenità, esponesse il suo pensiero. L’accordo era, ci tengo a dirlo, che le sue intenzioni sarebbero state riviste qualora anche solo un membro del consiglio avesse sollevato una qualsiasi obiezione. Ebbene, il verdetto è stato unanimemente favorevole. Non posso certo fornire le motivazioni personali di ogni consigliere, ma per quanto mi riguarda ribadisco il mio assenso come atto moralmente e formalmente dovuto, che ripeterei senza indugio. Spiego il perché: Giorgio è da vent’anni presidente dei Volontari del Soccorso, e da sempre all’interno dell’associazione. Nella sua vita ha dedicato più tempo ed energie a questa avventura che a qualsiasi altra cosa si possa immaginare e niente e nessuno è mai riuscito, con la stessa enfasi, a dirottare i suoi sentimenti verso alternative più appaganti o ambiziose. Ora capite bene che se proprio i Volontari, di cui è il padre simbolico, gli avessero negato l’esaudirsi d’un desiderio, magari coltivato segretamente e lentamente proprio per il timore di qualche fraintendimento, io (ma con me molti altri) non me ne sarei capacitato. Ci saremmo trovati di fronte a un paradosso sconcertante e inaccettabile. Credo che il fatto che Giorgio rivesta la carica di presidente dei Volontari non possa costituire un limite all’esercizio delle sue libertà di cittadino attivo, non ultima quella di pensare e agire come meglio preferisce, ma piuttosto debba diventare un merito riconosciuto e un’esperienza inestimabile che, se non altro, non ostacoli i suoi percorsi personali. Considero quindi il nostro comportamento come un elementare esercizio di democrazia, del tutto incapace di lesioni etiche che non si rivelino, queste sì, strumentali e opportunistiche. La nostra società, come sancisce lo statuto, è, e rimane, assolutamente apolitica, e su questo garantisco personalmente. Al suo interno non si fanno, né si faranno, campagne elettorali o propagande a favore di questo o quel candidato, chiunque esso sia, e tutti possono esprimere liberamente e serenamente la propria opinione. I Volontari del Soccorso sono centinaia, ognuno dei quali possiede idee, pensieri ed opinioni diverse; ognuno dei quali coltiva le sue passioni e la voglia, più o meno entusiasta, di metterle in pratica; ognuno dei quali ha il diritto di vivere la sua vita, i suoi progetti e i suoi sogni, come meglio crede. E, anche se in qualità di presidente, Giorgio è uno di loro. Tutto qui.

Luca

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7 responses

28 03 2007
Stefano

Io sono fra quelli che hanno criticato la scelta di Brigati, nel ristretto giro delle mie frequentazioni, e vorrei provare a motivare il perchè.
Quando si presiede un’associazione così importante, proprio perchè le si è dedicato tanto tempo e tante energie, bisogna avere ogni cura di preservarla da possibili strumentalizzazioni.
Non solo perchè, come giustamente osserva lei, fra i volontari ci sono persone con le idee più diverse, ma anche perchè i semplici cittadini, che all’associazione guardano con riconoscenza e rispetto, devono poter continuare a percepirne il carattere universale, non schierato con questo o con quello in nessuna competizione politica.
Lei garantisce che sarà così, che i volontari non sono impegnati in nessuna campagna elettorale, e io credo alla sua buona fede come a quella di Brigati.
Ma certo non riuscirà ad allontanare il sospetto che si poserà su ogni iniziativa che sarà tenuta da qui alla data delle elezioni: perchè è naturale che ogni cittadino, di fronte ai volontari che, per esempio, propongono un’iniziativa di beneficenza, una raccolta di fondi, o un concerto, possa legittimamente sospettare che si tratti di una iniziativa elettorale mascherata.
Così come in futuro: se il sindaco eletto non sarà Capurro ma uno degli altri concorrenti, quando dovrà ragionare con le associazioni di volontariato e si troverà davanti Brigati, dovrà considerarlo un volontario o un esponente dell’opposizione ?
Credo che la strada più limpida che avrebbe potuto percorrere Brigati sarebbe stata quella di dimettersi da presidente dei volontari, per poter seguire in piena libertà la sua vocazione politica. E avrebbe dovuto farlo senza nascondersi dietro la non opposizione (o il consenso) dei consiglieri: in certi casi un leader deve saper decidere da solo, prendendo le proprie responsabilità per garantire insieme il prpoprio diritto alla politica e la neutralità dell’associazione.
Questo, almeno, è il mio parere.
Vi ringrazio

30 03 2007
Luca

Gentile Stefano, in primo luogo la ringrazio per essere passato di qua. E’ un “non luogo”, questo, che funziona e vive grazie agli scambi di pareri e opinioni che non potrebbero avvenire in un luogo vero. Come dicevo all’inizio del blog, non siamo più abituati ad incontrarci in piazza per osservare e parlare serenamente (e costruttivamente) di ciò che succede. Facciamolo qui.
Comprendo e in parte condivido la prospettiva nella quale le sue parole inquadrano la situazione di cui stiamo parlando. E’ un punto di vista piuttosto diffuso e, a quanto pare, in grado di persuadere e unire persone molto diverse tra loro. Un punto di vista che però, mi permetta, si basa su un pregiudizio quanto meno arbitrario: la presunzione di malafede. Quello che voglio dire è che non ritengo così naturale, come lei dice, la paventabile prassi di associare a qualsiasi iniziativa dei volontari un tornaconto elettorale. Anzi, se proprio devo dirla tutta, la trovo un’azione alquanto strumentale, questa sì. Cioè trovo strumentale quando persone che non hanno mai avuto tante attenzioni per i volontari si ergono a paladine della moralità di un sodalizio che, dopo le elezioni, tornerà nelle periferie dei loro pensieri. Una specie di strumentalizzazione (effettiva) delle strumentalizzazioni (presunte), non trova? Non so se mi spiego. Vorrei ricordare a tutti i nostri difensori (che comunque ringrazio, sperando che non si dimentichino di noi dopo le elezioni), vorrei ricordare loro che cosa sono i volontari poiché credo potrebbe semplificare un po’ le cose. I volontari del soccorso non sono Giorgio Brigati, o Luca Fantini, o qualunque altra persona che per mandato rappresenti un carica all’interno della società. I volontari del soccorso sono la materializzazione di un concetto molto semplice: “voglia di fare”. Le sfaccettature di quest’assioma non si contano, sono troppe, ma le garantisco che per ridurlo in pratica le sole parole non bastano. Ci sono persone che la notte non dormono per andare a prelevare un malato, assisterlo e portarlo all’ospedale, e che poi il mattino dopo si recano al lavoro come nulla fosse; ce ne sono altre che nei loro giorni di festa scorazzano qua e là il dottore di guardia medica, invece di stare a casa o andare a divertirsi in qualche modo più moderno; altre ancora che danno l’anima per organizzare un evento, un’assistenza o una raccolta fondi, vuoi per i bimbi dello Sri Lanka, vuoi per l’Anlaids, vuoi per l’Abeo o vuoi anche per noi stessi (ma non lo facciamo quasi mai) e gioiscono quando il risultato è un buon risultato. Ecco cosa sono i volontari, la loro filigrana morale è fatta di tutte queste cose. Ed è inattaccabile da qualsivoglia insinuazione. Capisce, allora, come un’affermazione del tipo: “E’ naturale che il cittadino veda nelle iniziative dei volontari una mascherata elettorale” sia una riduzione ai minimi termini tanto semplicistica quanto offensiva (sia per i volontari sia per il cittadino stesso). L’unico tornaconto dei volontari è raggiungere l’obiettivo solidale che si sono prefissati, qualunque esso sia, e non ci sono molte interpretazioni possibili: o ci riescono o non ci riescono. Vorrebbero solo poter lavorare in pace.
Le dico questo perché, proprio per la paura delle strumentalizzazioni di cui lei decreta l’esistenza, Giorgio Brigati aveva deciso, contro il mio parere (non lo nego), di rimandare a dopo le elezioni alcune iniziative che erano già in cantiere e per le quali non avrebbero dovuto esserci problemi. E invece… Tra queste c’è la raccolta fondi per l’acquisto di un’ambulanza speciale da regalare all’ospedale pediatrico di Nanoro (Burkina Faso). “Regalare”, capisce? Noi non possiamo regalare un’ambulanza, che potrebbe aver già salvato qualcuno, solo perché le iniziative per acquistarla potrebbero essere fraintese come strumentali! Non lo trova assolutamente assurdo? Io sì. Francamente la cosa mi demolisce dentro ma, se nulla cambia, per il momento è così. Chi ci guadagna in questo modo? Ma è chiaro: i teorici della strumentalizzazione, i puristi da talk show. E chi ci perde? E’ altrettanto lampante: i bambini malati del Burkina Faso. Metta sulla bilancia della moralità gli uni e gli altri e mi dica un po’ da che parte pende…
E non credo affatto che un’eventuale dimissione di Giorgio sarebbe servita a qualcosa. Comunque lui è “il presidente” dei volontari da vent’anni. E vent’anni non sono pochi. Abbiamo militi già esperti che sono nati quando lui era già presidente! Rapallo lo identificherebbe comunque come “il presidente dei volontari”, primo perché, di fatto, nell’immaginario collettivo (quello che ci portiamo in cabina elettorale) lo rimarrebbe, e poi perchè, inutile girarci intorno, se i volontari sono una grande associazione lo devono in gran parte al suo lavoro. E questo chi vuole bene ai volontari non può e non deve dimenticarlo.
Ma poniamo pure il caso che Giorgio si fosse dimesso. Bene, cosa potrebbe fare di più di quanto non possa fare adesso? Andare da tutti i soci, uno ad uno, a chiedere il voto? Stazionare nei pronto soccorso a distribuire santini ai malati in attesa di un’ambulanza? Venire nella nostra sede, come ogni socio, e fare una testa così a tutti quanti di come sia forte la sua lista? Mi scusi ma proprio non ce lo vedo e non credo che sarebbe la strada giusta. Ma, soprattutto, non servirebbe a niente. Anzi. Se il consiglio direttivo ha dato il suo consenso (la “non opposizione”, come dice lei) alla candidatura di Giorgio, lo ha fatto proprio in virtù dell’importanza che Giorgio riveste per i volontari. Assumerci la responsabilità di un suo allontanamento, ancorché temporaneo, avrebbe contrastato con la finalità principale del nostro mandato: il bene della società che governiamo. Non ce lo potevamo permettere e, mi creda, non poteva permetterselo la filigrana morale di cui parlavo prima.
Per quanto riguarda il futuro, infine, credo che qualunque sindaco sarà eletto conserverà la statura etica in grado di trovare nell’interlocutore, sia che si tratti di Giorgio Brigati che di altri (eh sì, ce ne sono anche altri che, più o meno, si trovano nella stessa situazione…), la referenza più autorevole al contesto in cui agisce in nome della cittadinanza. Se così non avvenisse avremmo sprecato un sacco di tempo e di belle parole.
Grazie ancora per la preziosa (e spero continuata) partecipazione.

2 04 2007
Cristiano

Leggo anche io, con qualche sconcerto, la sua risposta alla dichiarazione di Luca.
Dichiarazione che ritengo condivisa da tutti coloro che hanno visto cosa il Presidente Brigati abbia fatto per la società negli anni (dalla fondazione per la precisione).
Le sue dichiarazioni mi paiono pervase da un ottica semplicistica di chi valuta le situazioni senza averle pienamente comprese.
Una sua frequentazione dell’ Associazione le potrebbe far capire quanto chi venga a prestare la sua opera lasci da parte la “fede” politica fuori dalla porta.
Durante lo svolgimento delle atività non ci sono colori se non quello della Pubblica Assistenza.
Le ricordo che nella scorsa tornata elettorale amministrativa presso la sede dei volontari sono stati invitati TUTTI i canddati sindaci per esporre il loro programma.
E mi lasci ricordare che negli anni passati non c’ è stato un grande interessamento del palazzo nei confronti dell’ Associazione, forse perchè altre associazioni rapallesi avevano rappresentati posti saldamente all’ interno della giunta? Questa è ovviamente una mia opinione personale che sono pronto a discutere e sostenere anche con dei fatti se necessario.
La saluto e la invito a trascorrere un po di tempo tra noi.

3 04 2007
Stefano

Cari amici,
vi ringrazio per l’attenzione prestata al mio commento, e scrivo questa breve nota solo per sottolineare alcuni punti che mi stanno a cuore. Poi mi ritiro in buon ordine, sapendo che ognuno di noi rimarrà della sua opinione, ma sapendo soprattutto che non c’è niente di più triste delle discussioni su internet che proseguono all’infinito, fra interlocutori sempre più esasperati e ripetitivi.

La mia critica era e rimane centrata su un solo punto: un’associazione di volontariato, che con la sua opera aiuta migliaia di cittadini, viene percepita da tutti come una istituzione cittadina, nella quale ognuno si può riconoscere, che sia volontario o no, socio o no, che abbia avuto bisogno del suo aiuto (a me è capitato) o no.

Secondo me è male che un’associazione di tal genere venga identificata con una parte politica: perché inevitabilmente, e non per la malafede di qualcuno, se ci si schiera da una parte ci si attirerà il sospetto e la diffidenza di tutti quelli che a quella parte non fanno riferimento. Il fatto che altri facciano o abbiano fatto lo stesso, voi mi insegnate, non è giustificazione valida.

Ed è ben debole rispondere che allora il problema è degli altri, che sono quelli che sospettano ad essere in malafede e strumentali; sono le stesse forme di giustificazione, a mio avviso inaccettabili, usate dal passato Presidente del Consiglio di fronte a chi gli chiedeva conto del suo conflitto di interessi, del fatto che si trovasse a legiferare in settori che avrebbero interessato direttamente le sue aziende: “io sono buono e mai penserei a favorirmi” – rispondeva – “e se voi sospettate è perché siete in malafede e volete la mia rovina”.

Io ho pensato che tutto questo derivasse da un errore della dirigenza dei Volontari, che per consentire a Brigati di esaudire il suo desiderio di impegno politico, avesse sottovalutato i riflessi negativi che questo poteva sull’organizzazione.
Pensavo peraltro che comunque i Volontari in quanto tali ritenessero di restare assenti dalla competizione elettorale, conservando la loro neutralità.

Spero sia ancora così, anche se qualche dubbio mi è nato dalle osservazioni fatte da Cristiano, che sottolinea come nelle passate tornate elettorali i Volontari abbiano invitato TUTTI i candidati sindaci per esporre il loro programma.

Devo pensare che questa volta non sarà così ? Devo cioè pensare che per i Volontari il programma elettorale “buono” è quello del candidato sostenuto dal loro presidente, e quindi non è necessario ascoltare quello degli altri ?

Se così fosse, capite, dareste voi stessi la conferma più limpida che le critiche che vi sono state rivolte in questi mesi erano del tutto fondate, ponendovi sulla scena cittadina come un partito politico fra gli altri. E se qualcuno ve lo facesse notare, non avreste ragione per risentirvi.

Cordialità

3 04 2007
Luca

Gentile Stefano, cercherò questa volta di essere meno esasperato e meno ripetitivo anche se credo che esistano cose ben più tristi di una conversazione su internet. Il silenzioso convincimento dei pregiudizi, per esempio, lo trovo molto più deprimente. E dannoso. Comunque…
Comunque, anche se è una ripetizione, voglio iniziare di nuovo col ringraziarla di essere qui. Per me (ma credo di essere abbastanza condiviso) è molto importante questo luogo di confronto il quale, anche se la pensa diversamente, non ha lo scopo di far cambiare l’opinione a nessuno – ci mancherebbe altro – ma solo quello di far conoscere meglio le cose attraverso i pensieri di chi a quelle cose si interessa. Penso che, in questo modo, un’intelligenza curiosa e sensibile abbia solo da guadagnarci, a prescindere dal suo punto d’osservazione.
Per il resto, la sua esposizione m’impone alcune precisazioni quantomeno opportune. Innanzi tutto paragonare l’ex presidente del consiglio all’attuale presidente dei volontari appare un tantino esagerato e piuttosto fuorviante, perlomeno in un paio di aspetti. Tanto per cominciare il “cavaliere” aveva interessi personali (“personali” e non semplicemente elettorali) da coltivare, e le insinuazioni che gli erano rivolte si riferivano proprio ai possibili tornaconti materiali che il suo governo avrebbe portato nelle tasche di lui (attraverso le sue aziende) e dei suoi protetti; e poi, fatti alla mano, quasi tutte le insinuazioni sul suo conto si sono rivelate esatte, trasformandosi in certezze praticamente inconfutabili. Il passo tra pregiudizio e giudizio è stato breve, è vero, ma c’è stato.
Da noi le cose sono un po’ diverse. Per cominciare, anche la peggiore delle insinuazioni su Brigati non ne ipotizza speculazioni di carattere economico (diretto o indiretto) ma, se mai, d’inopportuni riflessi d’immagine volti a riscuotere consensi elettorali. Già questo “dettaglio”, secondo me, cambia di un bel po’ le cose. E poi, scusi se insisto, ma il passaggio di livello qui non c’è stato. I pregiudizi sono ancora tali e, almeno finora, non possono né devono essere confusi con i giudizi. E allora? Mi scusi: ma ci si accusa di parteggiare per Giorgio, o meglio per la sua bandiera elettorale, solo per il semplice fatto di non avergli impedito di candidarsi mantenendo la carica, dando per scontato che in ogni caso ne avrebbe approfittato? Ma non sarebbe un po’ come impedire a qualcuno di entrare in un supermercato perché potrebbe essere attratto dalla merce esposta sugli scaffali e, quindi, rubarla? Anche se quel qualcuno fosse il più incallito dei taccheggiatori, niente e nessuno potrebbe negargli il diritto di entrare in quel supermercato, magari sorvegliato a vista, questo sì, ma non si potrà tollerare che venga giudicato, e punito, prima che abbia commesso qualcosa di male. E tanto meno che venga limitato nei suoi diritti in nome di un mero pregiudizio. Sarò esasperato, come dice lei, ma qui mi sembra di disquisire su questioni di diritto e di democrazia talmente basilari che dovrebbero essere ovvie per tutti. E invece, a quanto pare, non lo sono. O, forse, non lo sono più. Ma perché succede questo?
Se Giorgio sbaglierà avremo modo di accorgercene (mi sembra che in tre o quattro, ad osservare ciò che fa, ci siamo…), e d’intervenire nella misura che ci sembrerà più opportuna e sintonica con la conduzione della società che rappresentiamo e che, diceva bene Cristiano, persegue fini residenti su una galassia ben lontana da quella in cui troneggia la politica.
Per quanto riguarda l’invito ai candidati sindaci, infine, vorrei precisare (o forse dovrei dire “informare” perché da ciò che si legge si direbbe che tutti sappiano tutto di tutti), vorrei informare che, nella passata tornata elettorale, ricevemmo la richiesta (“noi” ricevemmo la richiesta, e non il contrario) da parte di uno dei candidati di poter fruire della nostra sala riunioni per esporre il suo programma. Or bene, tale proposta ci trovò abbastanza impreparati e, non troppo delicatamente, aprì le porte ad una serie di considerazioni abbastanza passionali che ora tento di riassumere. Da una parte c’era la volontà di rendere finalmente utile la sala riunioni appena ampliata. Uno degli obiettivi che ci eravamo preposti, in fase di ristrutturazione della sede, era proprio quello di creare uno spazio d’aggregazione sociale al servizio di tutti quelli che ne avrebbero fatto richiesta, e la nostra era, ed è tuttora, una delle sale polivalenti più grandi del sestiere (ricordo bene che la pubblicizzammo proprio per quel tipo d’utilizzo). Ma sull’altro piatto della bilancia c’era, e c’è, la vocazione apolitica della nostra associazione che mal s’inseriva in un contesto di propaganda unilaterale, anche se informativo e di confronto, di tipo esclusivamente elettorale.
Alla fine decidemmo per la terza via: avremmo accettato la richiesta solo dopo aver comunicato a tutti i candidati sindaco la disponibilità della sala, offrendo ad ognuno di loro pari opportunità d’esposizione e di visibilità. Scrissi proprio io la lettera ai potenziali sindaco, se ben ricordo, e credo d’aver fatto espletare alla nostra associazione quel ruolo di cuscinetto sociale tra elettori e candidati che rientra, a pieno titolo, tra le funzioni proprie di quella che lei ha giustamente definito “un’istituzione cittadina” (ad honorem).
Quest’anno ancora non so cosa faremo. Una richiesta in tal senso ci è già pervenuta – e non è da parte di chi pensa lei – ma la risposta è ancor più difficile della volta passata. E sa perché? Glielo spiego subito: se dicessimo di sì, cioè se decidessimo di concedere il nostro spazio per l’illustrazione dei programmi, ovviamente a tutti i candidati – non dovrei neanche dirlo ma, ai livelli in cui a volte precipitiamo, non posso permettermi di omettere questa, normalmente superflua, precisazione – se accettassimo verremmo subito tacciati di faziosità da parte dei sostenitori della speculazione perpetrata nei nostri confronti. Le sento già le voci girare: “Hai visto Brigati? Si fa la propaganda a casa sua… bella roba ‘sti volontari…”.
Se dicessimo di no, invece, cioè se quest’anno negassimo l’utilizzo della sala per quello scopo, verremmo tacciati ancora di faziosità. Le sento già le voci girare: “Hai visto i volontari che stavolta non vogliono far parlare i candidati? Eh certo, il programma elettorale “buono” è quello del candidato sostenuto dal loro presidente, e quindi non è necessario ascoltare quello degli altri”. Che, se ci fa caso, sono esattamente le parole che ha detto lei.
Come vede non è facile prendere una decisione. Qualunque cosa facciamo per qualcuno sbagliamo sempre. Aporia totale. Ci vuole consigliare lei?
Grazie.

16 04 2007
giada

leggendo queste righe mi sono posta alcune domande alle quali sotto certi punti ho anche difficoltà a rispondere:
che cosa è la politica? o meglio si può parlare di una politica di vita?
e questo può in qualche modo coincidere o entrare in conflitto con il volontariato?
Io non conosco personalmente ne il Sig. Brigati ne chiaramente il Sig. Stefano ne altri degli interlocutori, ma mi sono chiesta se è possibile che ogni qualvolta si parli di politica “amministrativa” sia sempre ovvio che se ne concluda incoerenza dell’individuo e perdita di fiducia nello stesso. Voglio ancora sperare che non sia così.
Il rischio più grande è che ci dimentichiamo troppo velocemente delle persone anche se con assoluta razionalità si possa dubitare della fermezza di esse nel non essere risucchiatie in quel vortice di delizie a cui risulta difficile rinunciare.
Credo che questa sia la prima paura di qualunque elettore, come di qualunque volontario, come di qualunque persona, che riservi le speranze di migliorare e migliorarsi.
sono promesse che in primis una persona fa con se stesso e se queste sono indirizzate agli altri credo debbano essere apprezzate.
Ci rimane solo la speranza di poter ancora credere nelle persone, chiunque esse siano, e qualunque ideologia politica inseguano, se l’obiettivo non cambia: l’interesse della collettività.

17 04 2007
Luca

In altre parole bisognerebbe indossare la delicatezza dell’umiltà e la prudenza della riflessione prima di giudicare, soprattutto se negativamente, il possibile comportamento di qualcuno che nemmeno si conosce tanto bene. In altre parole bisognerebbe ricominciare a pensare che una persona possa essere sincera ed onesta, così senza un perché, almeno fino a quando i fatti, se mai ci saranno, non dimostreranno il contrario.
In altre parole – e qui uso quelle di Giada perché mi sono piaciute – in altre parole bisognerebbe poter credere nelle persone che inseguono il nobile obiettivo dell’interesse per la collettività. Chiunque esse siano e comunque lo facciano.
Se sbaglieranno avremo modo di accorgercene, non c’è dubbio, e ne pagheranno le conseguenze (se non altro a livello della nostra stima) ma senza una presunzione di buona fede da parte nostra davvero non andremo mai più da nessuna parte.
Grazie Giada.

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