La sala radio senza radio

7 09 2008

Da che mondo è mondo le ambulanze, come le auto della polizia, dei pompieri, dei carabinieri e tutte quelle cose lì, sono dotate di una radio a bordo per consentire all’equipaggio di comunicare in tempo reale con la sede d’appartenenza, con le altre ambulanze, con la centrale operativa del 118, ecc. ecc. Non si tratta di un optional, ma di uno strumento di lavoro (e di sicurezza) a dir poco essenziale, tanto quanto lo potrebbe essere una barella, un estintore o un impianto di frenatura. Insomma una componente fondamentale dell’intero sistema.

Ebbene, da che mondo è mondo, l’assegnazione delle frequenze radio di una nazione spetta allo Stato, tramite il ministero delle telecomunicazioni, il quale, in Italia, ha a sua volta delegato alle regioni tutte le conseguenti operazioni di gestione e manutenzione delle strutture. Dagli anni 80, infatti, un ponte radio VHF della regione Liguria, situato sul monte di Portofino, ha consentito alle ambulanze e alla guardia medica del Tigullio (più o meno da Portofino a Moneglia) di comunicare tra loro e le rispettive sedi di appartenenza. Ovviamente ogni ambito territoriale della regione aveva un ponte radio con frequenze diverse ma questo non è mai stato un grosso problema (per risolverlo bastava cambiare canale).

Recentemente la nostra regione ha dovuto recepire le direttive di una legge pubblicata ben 10 anni fa, il Decreto del Ministero della Sanità 6 ottobre 1998 dal titolo assai eloquente: “Assegnazione delle coppie di frequenza, canalizzate 12,5 KHz,  ricadenti nella banda 450 MHz, al Ministero della sanità per le esigenze del sistema di emergenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale”.

Il decreto in questione sancisce che le frequenze radio assegnate ai servizi di emergenza sanitaria dovranno migrare dalla banda VHF a quella UHF e, in subordine, che saranno autorizzati solo i collegamenti tra la centrale operativa del servizio sanitario nazionale (118) ed i veicoli che svolgono l’attività d’emergenza sanitaria (ambulanze di soccorso e auto mediche). Stop.

Quindi, se fino a ieri avevamo un ponte radio VHF che ci permetteva di dialogare in maniera efficiente e capillare tra la sede, i nostri veicoli (tutti), la centrale operativa 118 e le altre associazioni del territorio, ora questo non sarà più possibile. Le uniche comunicazioni radiofoniche avverranno esclusivamente tra le ambulanze in servizio d’emergenza e la centrale operativa del 118, lasciando fuori, badate bene, persino le “sale radio” delle singole associazioni, dal momento che non è previsto alcun apparato ricetrasmittente da installarvi dentro. Una sala radio senza radio! E a che diavolo ci servirà? Boh, ancora non lo sappiamo. Magari, con tutti quei vetri, ci faremo un acquario…

Ne consegue che, se dalla sede vorremo sapere dove cavolo è finita una nostra ambulanza, o a che ora rientrerà, dovremmo telefonare, ovviamente pagando, al cellulare di uno dei militi di bordo per chiederglielo, giacché la legge, evidentemente, non ha ritenuto opportuno prendere in considerazione sciocchezze di questo genere; come, del resto, il legislatore pare aver sottovalutato che l’installazione di una radio, presso ogni pubblica assistenza convenzionata, avrebbe garantito il collegamento con la centrale operativa 118 anche in caso di blackout telefonico; oltre a dimenticarsi, sempre quel legislatore, che una pubblica assistenza non possiede solo “veicoli di emergenza” ma tutta una serie di automezzi adibiti al trasporto sanitario e sociale per i quali un costante collegamento radio è sinonimo, se non altro, di un raccomandabile livello di sicurezza (trasportiamo pur sempre persone che qualche problemuccio ce l’hanno). Ma, in fin dei conti, anche questi sono dettagli trascurabili.

Va bene così, non importa. Ci arrangeremo da soli come al solito. E’ l’arte d’arrangiarci che ci ha fatto crescere sani e forti, che non ci fa meravigliare di nulla e che, questa volta, ci ha suggerito di associarci alla CO.P.A.S.S. scrl (la COoperativa Pubbliche Assistenze Soccorso Socio Sanitario, che gestisce i servizi radio per conto dell’Anpas), così da poter utilizzare le frequenze radio nazionali assegnate all’Associazione Nazionale PP. AA. Le frequenze esistono da tempo ma il problema è che non abbiamo ancora i ponti e nemmeno le radio giuste. La Croce Bianca rapallese ha già sistemato un ripetitore provvisorio sulle alture di Montallegro il quale, anche se con una copertura decisamente inferiore alla precedente (per ragioni più che altro morfologiche), ci consente di continuare a comunicare tra noi. Per una soluzione più efficace e definitiva, tuttavia, non potremmo fare a meno di installare un nuovo ponte radio e adoperare le frequenze Anpas per i collegamenti non di emergenza. Ovviamente l’operazione avrà un prezzo (manco a dirlo): oltre al ponte vero e proprio, che gratis certamente non sarà, pensate solo che i nuovi apparati radiofonici da installare sui veicoli hanno costi che si aggirano intorno agli 800 euro cadauno. E ne dovremmo acquistare ben 16. Fate un po’ voi.

Ma si potrà mai campa’ tranquilli in questo paese?

 

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3 responses

8 10 2008
Filippo Macchiavelli

Ciao a tutti dal vostro volontario estivo Bolognese!
Condivido ciò che scrivete nell’articolo,è giusto avere(come succede qui da noi) una radio fissa 118 al centralino,così come sarebbe giusta una gestione via radio dei dati dei servizi per una migliore gestione dell’emergenza.Insistete!!!!!!!!!!vedrete che la concederanno!!!
Anche noi per ragioni di comodità siamo associati alla copass,e montiamo da diverso tempo radio con frequenze anpas a nostro uso su tutti i mezzi associativi + diverse portatili.
Nel territorio abbiamo montato 2 ponti radio e la copertura è ottima.
Vedrete che seppur con un sacrificio economico iniziale,beneficerete del sistema,che permette una ottima razionalizzazione delle risorse interne,una maggiore comunicabilità e un risparmio notevole sui costi telefonici!!
Ciao a tutti!!

10 10 2008
volontarirapallo

Grazie Filippo,la consapevolezza di essere in tanti sulla stessa barca ci fa sperare di dover remare un po’ meno (se lo facciamo tutti) per approdare a qualcosa di buono. Riguardo al territorio dobbiamo dire che la Liguria è morfologicamente svantaggiata, rispetto all’Emilia Romagna, per la propagazione delle onde radio; il nostro comune, poi, giace in una specie di conca, circondata dalle colline e densa di zone d’ombra. Un ponte radio avrà il suo bel da fare se vorrà servirci come si deve. Comunque vedremo (anzi “ascolteremo”) quel che succederà.
La radio in sede, invece, dovrebbe essere una cosa talmente ovvia che l’insistere per averla, francamente, ci fa pensare di essere di fronte a gente che non sa nulla di noi, non sa chi siamo, cosa facciamo e come funzioniamo…
Speriamo solo che un giorno a qualcuno venga voglia di conoscerci veramente. Forse una grossa fetta di problemi come questo si risolverebbero all’istante.
A presto.

11 05 2013
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