Tanti auguri, Volontari

10 07 2011

Come ogni anno, anche quest’anno è arrivato il 10 Luglio. Il compleanno dei Volontari del Soccorso. C’è poco da fare, ogni giorno che arriva racchiude in sé il ricordo di una genesi, sia essa riferita alla nascita di una persona, a quella di un’istituzione o un evento particolare e questa domenica, tra le altre cose, c’è pure quella dei Volontari.

Oggi i Volontari del Soccorso compiono 42 anni. Considerato che non ci sono aspettative medie di vita per le associazioni di volontariato, non posso dire se 42 anni siano tanti o pochi. Forse sono tanti per chi, fino ad oggi, si è fatto in quattro al fine di realizzare un sogno; per chi ha sudato nelle riunioni; per chi non ha dormito nelle notti di squadra; per chi si è ostinato a portare avanti un’idea nuova, contro tutto e contro tutti. Insomma per chi ha fatto l’impossibile, bene o male, nell’intento di migliorare la società in cui viveva.

E probabilmente sono pochi, invece, per chi da domani inizierà a farsi in quattro per consentire a questo sogno di non smaterializzarsi nell’universo del mondo che verrà; per chi riceverà il testimone da portare nel suo futuro, immaginando quel futuro infinito nel tempo e nello spazio; per chi voltandosi indietro vedrà “appena” 42 anni di storia, ma guardando avanti non percepirà nemmeno l’orizzonte della sua nuova destinazione, da quanto lontana, ambiziosa e meravigliosa potrà essere.

In ogni caso, tanti o pochi siano 42 anni, la linea di confine tra il prima e il dopo, tra il passato e il futuro, tra l’ieri e il domani, è adesso. E’ oggi. Siamo noi. E si chiama presente.

L’illusione più ingannevole sul presente è quella che sia immutabile, sempre uguale a sé stesso. In realtà nulla è più sbagliato di questo concetto poiché nulla è più cangiante dell’idea stessa di presente.

Il presente è un attimo talmente sfuggente da diventare effimero persino nella memoria del suo ricordo. Non è possibile analizzarne la durata perché non ne ha. Dal momento che lo osservi diventa passato. Un attimo prima che lo fai è ancora futuro.

Ebbene, che ci crediate o meno, è proprio in questa totale impalpabilità del presente, nella sua eterea consistenza, che tutte le cose accadono. Tutto ciò che esiste, che è nato, che è vero, si è realizzato in un tempo che, al momento dell’evento, era il presente. Il suo presente. Lo stesso presente infinitamente infimo di cui parlavamo prima. E fa venire la pelle d’oca pensare come in un alito di tempo talmente impercettibile da non poter nemmeno essere misurato senza modificarne non solo la sostanza ma addirittura il nome, in quell’infinitesimo di attimo tutto il reale abbia avuto origine. Io, voi, la macchina a vapore, il cinescopio, il tostapane, il fiume Po’, i Volontari del Soccorso di Rapallo, la bomba atomica. Tutto nato in un lontano presente, ma vissuto e vivente nel passato dei ricordi e nel futuro delle ipotesi.

Da una parte ciò che è stato, dall’altra ciò che sarà. Due universi complementari, due emisferi separati e allo stesso tempo uniti dalla sottile e sinuosa saldatura del presente, che come un cordolo ne ricama la superficie.

Bene, io mi trovo esattamente sul bordo impercettibile di quel cordolo, ora, mentre sto scrivendo le righe che avete davanti. Sono a cavalcioni della linea di confine tra il passato e il futuro dei Volontari del Soccorso e, dal mio punto di vista privilegiato, posso osservarne i due universi temporali; ma, ahimè, non posso fare a meno di accorgermi che la mia posizione è talmente precaria e scomoda da farmi perdere l’equilibrio. Sì, sto scivolando e sto cadendo giù: verso il basso, verso sinistra, verso il passato.

Credo sia inevitabile e, in cuor mio, ritengo un dovere d’onestà intellettuale dichiararlo almeno un attimo prima che accada: ormai faccio parte del passato dei Volontari del Soccorso. Non ne rappresento più il presente e, per quanto posso vedere da qui, nemmeno il futuro. Ci sono fasi della vita che sanno farsi rispettare e, anche se tu non lo vorresti e per quanto tenacemente tu possa lottare, alla fine bisogna arrendersi. Piaccia o non piaccia.

Non esito ad ammettere che il tempo e le energie che oggi, in questo presente, dedico ai Volontari del Soccorso sono pressoché ridicoli se paragonati a ciò che i Volontari sono e, soprattutto, a ciò che si meritano. Lo so. So anche che continuare a rivestire la carica di Segretario, nonostante tutto, può essere considerata alla stregua di usurpazione di titolo, se non peggio. Tale situazione non è totalmente conforme alle direttive della mia volontà, ho tentato di porvi rimedio, anche solo a livello formale, ma certi percorsi possono essere più tortuosi di quel che si può immaginare e, senza stare a spiegare i come e i perché, continuerò a fregiarmi della carica, ancorché senza merito, sino al termine naturale del mio mandato, previsto tra pochi mesi. Poi si vedrà. Tuttavia me ne assumo ogni responsabilità, scusandomi con tutti coloro che, giustamente, osservano, riflettono e giudicano.

Tutto qui. Mi sentivo in dovere di dire queste cose e, un po’ ruffianamente forse, ho colto l’occasione dell’anniversario dei Volontari per farlo, visto e considerato che è ai Volontari che dovevo dirle. Il compleanno è il momento in cui ci si riunisce, si festeggia e si fanno i bilanci. Tutte cose che non possono avvenire senza la franchezza di ammettere gli errori o le inadeguatezze. Tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile: e quando con tale affermazione ci si riferisce a noi stessi, vi garantisco, fa un certo effetto declamarla con nonchalance. Però ci sono momenti in cui bisogna farlo. E credo che in fondo, questo, sia il modo più vero per augurare un ottimo futuro a chi, ne sono sicuro, saprà trasformare il proprio presente in un passato sempre più grandioso.

 

Ciao Volontari, tanti splendidi auguri.

Luca

 

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6 responses

10 07 2011
Cristiano

Sottoscrivo in pieno le tue parole. Io, come te, sono quasi coetaneo dei Volontari del Socorso.
Penso di avere fatto la mia parte, oggi mi limito a fornire la mia (poca) esperienza quando ce ne e’ bisogno e non dedico il tempo che vorrei.
E’ giusto che qualcuno prenda il nostro posto anche se oggi mi sento di lasciare a chi arriva una società molto diversa da quella che avevamo trovato quando siamo arrivati io, te e tanti altri tanto tempo fa.
Posso dire che se guardo indietro vedo tante cose belle, tante persone e tante esperienze che hanno sicuramente contribuito a fare di me la persona che sono ora, se ora sto scrivendo da un sofisticato tablet non posso non ricordare quando proprio dai volontari ho usato il mio primo PC per lavoro.
Questa come tante altre cose non mi abbandonerà mai, quali potranno essere i nostri destini di domani.
Quando si fa parte dei Volontari, qualcosa rimane dentro, per sempre.

11 07 2011
rita

LUCA SEI UN GRANDE

17 07 2011
adriana mazoco

L’immagine che si presenta appena apri la pagina è significativa…le scritte, i colori, le frecce…, ma quello che non capisco e che mi fa molto pensare sono poche frasi: “..non posso fare a meno di accorgermi che la mia posizione è talmente precaria e scomoda da farmi perdere l’equilibrio. Si, sto scivolando e sto cadendo giù: verso il basso, verso sinistra, verso il passato…”
Perché verso il basso, verso sinistra? …sta lì il passato?
….e perché: ” tuttavia me ne assumo ogni responsabilità, scusandomi con tutti coloro che, giustamente, osservano, riflettono e giudicano”?

Preferisco una chiacchierata in privato davanti a un bicchiere di buon vino che una risposta qui…intendo pubblica, ma la domanda la dovevo fare..
…è tutto cosi strano….

In bocca al lupo per il tuo futuro vicino e lontano…,
Ti auguro tanta serenità
Adriana

23 07 2011
Andrea Bonfanti

A questo tavolo dove in qualche modo potrebbe esser servita una torta di compleanno, vorrei sedermici anche io. Oh mamma…guarda quante candeline..eh..no, non si vergogna dell’età che avanza. Non metterà mica le candeline con il numero vero? Tanto quelle rughe non le vede nessuno, in fondo non son poi così profonde. Cosa sono quarantadue anni? Un papà o una mamma, non sono nemmeno mezzo secolo.

Eppure, per come la vedo io, per come posso creare una similitudine, mi piace immaginare la “sede” come una piazza di una città. La piazza è per definizione un luogo d’incontro, un luogo dove si fa il mercato, dove c’è sempre una chiesa che butta dentro il muso, dove c’è un palazzo che “si occupa di cose importanti”.
Nella piazza si ritrova la gente, si scambia discorsi, si fanno le feste, i comizi, le attività comuni. Ma la cosa più interessante è che in piazza questa gente ci arriva da strade diverse, che hanno in qualche modo portato le persone a confluire in un luogo comune. Poi ovvio, c’è chi non si è fermato ed è passato oltre, ma c’è anche chi per un lungo o breve periodo in quel ritrovo si è fermato.

Ecco, per me i volontari sono anche questo. Un punto comune tra persone che arrivano da posti diversi, con strade diverse, con storie diverse o simili alla mia, con attività e obiettivi simili o diversi dai miei. Ma in qualche modo, per uno dei mille criteri, “qualcosa” ci accomuna. Chissà se quelli che hanno poi cambiato strada, ripasseranno di qui. Non so se questa o quella festa in piazza sia piaciuta e ci torneremo.

Intanto andiamo avanti portando a termine gli impegni, l’uno dopo l’altro.
Non posso definirmi un ragazzo di chiesa, no di certo. Posso forse definirmi Cristiano non praticante, poco indicato per le cerimonie religiose, i santini e le messe. Ma ho fatto elementari e medie dalle suore. Aihmè.
E questa cosa un po’, da piccino, ti segna. Fare il chierichetto, andare al catechismo …ecc.. no, no, tranquilli. Il mio riferimento è solo a S.Anna, diciamo così. Il mese di Luglio per me è un mese importante. E guarda caso, questa Santa, viene celebrata il 26 luglio. Giorno in cui è nata mia figlia. Quindi, boh, la sento un po’ di più.
S.Anna, oltre ad essere la madre della Madonna, cioè colei che mise al mondo la donna con la missione più difficile, è anche protettrice delle donne incinte. Viene pregata, da chi crede, proprio per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare. Ma viene anche riportata come santa protrettice di tutto ciò che alle madri è collegato nell’allevamento dei figli.

Per farla breve, volevo usare due collegamenti, uno religioso, riferito alla Santa da cui i Volontari prendono il nome, e uno “pagano” e quotidiano cioè la piazza che ogni giorno frequentiamo, proprio per fare un mio augurio a tutta la Pubblica.
Per ciò di cui ci occupiamo, per l’attività che siamo chiamati a svolgere, auguro proprio un parto felice, nel senso di un positivo riscontro ai nostri obbiettivi, volontari come figli sani, con motivazioni forti e resistenti e infine latte sufficiente per poter allevare militi nuovi, nutrire quelli presenti, rendere forte chi incontra debolezze quotidiane.

Credo fermamente che se sono questi i fattori che nutriranno la nostra piazza, i compleanni saranno dieci volte tanto e tutta la città potrà goderne davvero.

Andrea Bonfanti.

7 07 2013
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24 07 2013
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