Un doppio senso controsenso

17 08 2011

Non che ci manchino le cose a cui pensare, a noi Volontari del Soccorso. E nemmeno è che abbiamo il tempo di chiacchierare amabilmente del più e del meno, di calcio o del sole, tanto per fare un esempio, giacché il lavoro non ci manca. Il lavoro, quando si fa gratis, non manca mai. Simpatica ironia della realtà.

Tuttavia quando intorno a noi capitano cose che ci coinvolgono in maniera così diretta, in prima persona, e vanno a stravolgere un ordinario quotidiano celebrato da lustri di consuetudini, non possiamo esimerci dal dovere civico d’esprimere almeno un’opinione.

La vocazione apolitica del nostro statuto non deve costituire un freno all’esercizio di un diritto sacrosanto come quello della partecipazione democratica. Soprattutto laddove tale partecipazione si limita a coniugare la sua forma più semplice e basilare: cioè, dire quello che si pensa su una cosa che ci riguarda. Tacere per non fare politica, a nostro avviso, sarebbe umiliante per la nostra dignità di cittadini giuridici e offensivo per il principio stesso di democrazia del quale siamo diretta emanazione. Un doppio autogol che non farebbe onore a nessuna delle interpretazioni possibili che i lettori formuleranno al termine di questo articolo. Qualunque essa sia.

Quindi oggi parleremo. Lo faremo senza prendere le parti dell’uno o dell’altro, senza schierarci per una fazione o per il suo antireciproco. Ma parleremo.

Parleremo perché qualcun altro lo sta già facendo da tempo. Stanno parlando di noi e dei nostri vicini di via Arpinati in maniera implicita. Siamo stati inseriti, in forma passiva e impersonale, all’interno di discorsi sui massimi sistemi, aventi per soggetto nomi altisonanti e per oggetto grandi soluzioni della viabilità rapallese, come se noi non avessimo la soggettività necessaria per rientrare in una categoria in grado di coniugare verbi. Li coniugano gli altri per noi. Pensano, progettano e fanno in nostra vece. Senza chiederci nulla.

Avrete già capito che stiamo parlando della rivoluzione del traffico che prossimamente interesserà tutta la zona di Sant’Anna. Ripetiamo: non entriamo nel merito del chi e del perché (ci rendiamo conto che, se siamo giunti a questo punto, è evidente che non esistono altre soluzioni in grado di essere adottate), però su una cosa non possiamo tacere: il doppio senso di circolazione in Via Arpinati.

Si tratta di una soluzione che ci complicherebbe, e non poco, la vita. Via Arpinati è stretta, trafficatissima in qualsiasi ora del giorno e della notte, ha i marciapiedi piccoli e un sacco di accessi laterali. Ha alcuni terrazzi dei primi piani molto bassi sulla carreggiata e diverse attività che richiedono, per loro stessa natura, una sosta anche solo momentanea sul margine della strada (meccanici, gommisti, ecc., per non parlare del nostro ambulatorio sanitario). E poi ci sono le scuole e l’asilo e i bambini che devono passare da una parte all’altra almeno tre volte al giorno. Una via, insomma, che già adesso viaggia al massimo delle sue possibilità. Ce ne accorgiamo ogni volta che la dobbiamo attraversare per raggiungere le ambulanze o quando, con le stesse ambulanze, dobbiamo uscire dal parcheggio. Se dovessimo compiere queste operazioni con il doppio senso di circolazione sarebbe ogni volta un’avventura.
Oltre a mettere a repentaglio la nostra incolumità si creerebbero situazioni di pericolo per tutti.

Il progetto che ci vede coinvolti, e che da bravi soggetti passivi abbiamo conosciuto per caso, prevede che via Arpinati diventi a doppio senso di marcia in modo da realizzare una corsia in più per chi proviene da Piazzale Genova. L’operazione dovrebbe ridurre la lunghezza della colonna in uscita all’interno dell’autostrada, facilitando lo smaltimento dei veicoli diretti a Santa Margherita Ligure. Anche se non capiamo perché il nostro comune lavora per i cittadini di Santa Margherita (nulla contro di loro, per carità, però… ci sembra un “contro senso”), in generale l’idea potrebbe anche funzionare. Non tocca certo a noi giudicarlo. Ma, anche se fosse un’idea meravigliosa, a che prezzo? E perché dobbiamo pagarlo noi? E, soprattutto: perché nessuno ci ha mai chiesto cosa ne pensiamo?

E’ chiaro che un’amministrazione cittadina nel portare avanti un progetto di tali dimensioni non può ascoltare e accontentare proprio tutti. Siamo in troppi e ognuno la pensa a modo suo. Come per il depuratore: tutti lo vogliamo purché non sia vicino a casa nostra. Comprendiamo la difficoltà politica dell’amalgamare le esigenze prioritarie della collettività con gli interessi personali di coloro che della stessa collettività fanno parte. Tuttavia non riusciamo a tollerare il fatto che decisioni di così ampio respiro vengano adottate senza per lo meno informare i diretti interessati. La stessa democrazia che conferisce il mandato agli amministratori locali include in sé l’implicito dovere di coinvolgere i cittadini quando un territorio viene drasticamente modificato, seppur per un nobile fine come quello della proclamata sicurezza stradale. E se, poi, quei cittadini diventano tanti e riescono a manifestare un loro disappunto, motivato e circostanziato, ragionato e dimostrato, disinteressato e costruttivo, allora, forse, da qualche parte potrebbe anche spuntare l’obbligo di ascoltarli. E di fare marcia indietro.

Comunque sia, la zona di Via Arpinati conta migliaia di abitanti. Noi Volontari siamo quasi 4.000 soci. Qualcosa da dire in merito ce la potremo pur avere. Insomma, tanto per cominciare una telefonata potevano anche darcela. No?

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3 responses

18 08 2011
Marco Martini

Cari Ragazzi,chi vi lascia queste righe è un ex volontario di sottocomitatato,penso di capirvi e comprendervi a pieno.e aggiungo,che faccio via Arpinati tutti i giorni per recarmi al lavoro,sono contento di avere firmato contro questo provvedimento,inutile è dannoso.Anche io,insieme a altri,porto avanti, la mia e la loro protesta,contro il depuratore,forse non tanto perchè vicino casa,ma sopratutto perchè collocato in un area non idonea (doveva essere un parco,pozzi ecc.ecc).Badate bene,non è polemica la mia,almeno nei vostri confronti,è una semplice precisazione.Precisazione a semplice titolo personale,e come tale deve rimanere.Nel salutarvi,sperando che qualcuno ripensi a quello che sta facendo,Vi ringrazio per il vostro operato.
Marco Martini

25 09 2011
francesco ferretto

La vocazione apolitica dello statuto è finita!!!! Volontari rapallo = un’altra rapallo!!!v VERGONGA ANCHE NEL RISPETTO DI CHI VI HA FONDATO E CREDEVA IN CERTI INSOSTITUIBILI VALORI. aNCORA VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!
Francesco

26 09 2011
volontarirapallo

Caro Francesco, il livore con cui condisce il suo commento tradisce una passione nei nostri confronti, nei nostri principi e nei nostri valori che ci onora e ci gratifica. Tuttavia, se tale ostilità nasce dall’articolo che ha qui letto, relativo ad una nostra presa di posizione nei confronti dell’imminente rivoluzione della viabilità sant’annina, la esorto a rivedere alcuni accenti della sua animata invettiva giacché – mi creda – nessuno di noi ha, per questo, motivo di vergognarsi. Manifestare il proprio disappunto nei confronti di una questione che ci vede pesantemente danneggiati e dal punto di vista della sicurezza, e della logistica, e della praticità, non solo rappresenta un diritto civico ma addirittura incarna un dovere morale da esercitare soprattutto laddove – mi permetta – tali modifiche scriteriate vanno ad influire sulla capacità d’azione e sull’efficacia operativa di un’associazione di volontariato che ad altro non ambisce se non concretizzare la volontà dei suoi fondatori.

Se poi il suo sfogo sfocia da altre considerazioni di più ampio respiro (che mi auguro non strumentali) allora consento e ammetto di non pretendere esaustiva la spiegazione di cui sopra ma, in ogni caso, le rammento che il sogetto cui lei si rivolge è formato da una pluralità di persone diverse, ognuna dotata di intelletto, capacità d’analisi, idee, ideali, passioni, gusti, inclinazioni, avversioni, simpatie e antipatie individuali. Tra di noi, in questo senso, c’è tutto e il contrario di tutto e, francamente, il vederci genericamente accomunati, quanti siamo, quali “destinatario” della sua vibrante predica, reca in sé una superficialità che forse lei non si merita. E neppure noi.

Cordialmente.

Il Segretario
Luca Fantini

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