Un doppio senso controsenso 2

9 10 2011

Sull’ultimo numero de “Il Mare” appare un articolo relativo alla rotonda di Siggi, e al previsto doppio senso in Via Arpinati, nel quale l’autore rammenta che, se è vero che in zona gravitano i Volontari del Soccorso, è pur vero che eventuali disagi derivanti dal doppio senso potrebbero essere attenuati, se non eliminati del tutto, grazie ai “dovuti accorgimenti”. (l’articolo è raggiungibile cliccando qui)

Or bene, nel ringraziare il buon Emilio Carta per essersi ricordato della nostra gravitazione in zona Sant’Anna, vorremmo prenderci due righe per sottolineare brevemente alcuni punti che ci sembrano fondamentali e che forse, a quanto pare, non sono stati chiariti a sufficienza.

I problemi derivanti da un eventuale doppio senso di circolazione sulla via Arpinati non sono (solo) quelli che interesserebbero i Volontari del Soccorso (sebbene comunque ingenti), bensì le centinaia di famiglie che in Via Arpinati e dintorni vi abitano.

Lo abbiamo già ribadito più volte: quella strada è stretta e iper trafficata; i marciapiedi, dove esistono, sono piccoli e stretti; gli accessi laterali sono tanti, come le attività commerciali che per andare avanti abbisognano di uno spazio libero davanti alla propria sede; i parcheggi, quei pochi, sono preziosi; gli attraversamenti pedonali, tutti e due, servono agli anziani e ai bambini che vanno a scuola e, guardateli con attenzione, è già difficile usarli oggi per passare da una parte all’altra della strada, figuriamoci con il doppio senso.

Insomma i Volontari, se proprio vogliamo, sono quelli che bene o male riuscirebbero a cavarsela meglio di tutti. Visto che per definizione si adattano alle circostanze.

Ecco: quel che volevamo dire al direttore de “Il Mare”, pur ringraziandolo per la sua attenta considerazione nei nostri confronti, è che tale considerazione andrebbe rivista e rivolta verso tutta la collettività della zona, perché sarà la collettività intera ad essere seriamente danneggiata. Sarebbe comunque curiosamente  interessante scoprire cosa intenda quando parla dei “dovuti accorgimenti” sufficienti, a suo dire, per lenire i disagi (Semafori? Rallentatori? Limiti di velocità? Oppure che dovremo guardare a destra e a sinistra prima di attraversare invece che da una parte sola?) ma, forse, è meglio lasciar perdere e fermarci qui. In fondo non è nostro compito andare oltre.

Comunque sia, è vero. Noi volontari siamo profondamente preoccupati da questo insano progetto. Abbiamo il dovere di esserlo, per istinto di conservazione, per autodifesa, per voglia di vivere e di lavorare bene. E’ un’assurdità che ci danneggerebbe moltissimo su svariati fronti. Tuttavia, per vocazione, siamo ancor più preoccupati non tanto per noi stessi quanto per gli altri. La vena altruistica e solidale che appartiene al nostro dna ci spinge, forse inconsciamente, a difendere e soccorrere i soggetti più deboli di noi, quelli che, purtroppo, nessuno prende più in considerazione, come cinicamente dimostra il citato articolo de “Il Mare”. Perché gli altri, i deboli, i bambini, gli anziani, i disabili, i lavoratori della zona, quelli che hanno una finestra o un balcone su Via Arpinati, quelli che agiscono da soli e, come tali, non fanno paura a nessuno e quindi nessuno li ascolta, essi tutti ci sono, esistono, e in silenzio sopportano ogni angheria con dignitosa rassegnazione. Difendere loro è l’unico modo che abbiamo per difendere noi stessi e, ci crediate o meno, si tratta di un grandissimo privilegio.

Certo, dice bene Emilio Carta: meglio sperimentare idee nuove che stare con le mani in mano ad aspettare Godot. Ma se, diciamo noi, facendo lavorare le mani la situazione diventa peggiore di quel che era prima (vedi rotonda autostradale: la causa di tutto) allora, santo cielo, aspettiamolo pure questo Godot… e dio ci scampi dal suo arrivo.

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3 responses

9 10 2011
antonio notaro

Sono d’ accodo e solidale con voi anche se mi ritrovo in quel di milano
Spero che l uttoti s risolva. Al piu presto

9 10 2011
Cristiano

io non darei molta importanza all’ articolo dell ex giornalista ed ex responsabile ufficio stampa del Comune. Con abilità ha riempito una pagina senza dire nulla, ma non si può certo pretendere che si schieri con precisione.
Facciamo piuttosto un altro esercizio, come diceva un famoso investigatore “seguiamo i soldi”.
Chi è che paga i lavori?
La Società Autostrade!
Qual’è la “mission” della Soc.?
Far viaggiare meglio i propri clienti e fare utili.
Quindi, quello che succederà a Rapallo non è affar loro! Il loro interesse, legittimo e inoppugnabile, è quello di levare la coda che si forma (si, Assessore si forma mi creda…) e rendere fluida l’ uscita dal casello eliminando i pericoli derivanti dallo scarso assorbimento della viabilità ordinaria (come recitano i bollettini di Isoradio).
Il doppio senso in questo caso garantisce di contenere il doppio delle auto levandole dal raccordo.
I problemi di chi abita in Via Arpinati? Non è un problema loro…iustamente direi.
Vogliamo parlare di chi dovrebbe interessarsi dei problemi dei cittadini, non ne vale la pena.

10 10 2011
volontarirapallo

Non si tratta, qui, di far polemica su chi e su come voglia risolvere i problemi della nostra città. Non è nostro compito né, peraltro, saremmo in grado di farlo. Tuttavia ci è parso opportuno sottolineare il fatto che, all’improvviso, siamo stati tirati in ballo quali unici destinatari degli inevitabili disagi che un doppio senso di marcia davanti alla porta di casa ci arrecherebbe.

Non è così. Davvero non è così!

Le difficoltà derivanti da un’operazione del genere non sarebbero solo le nostre ma di tutti coloro che hanno l’uscio, e non solo l’uscio ma la finestra, il terrazzo, il box, il negozio, l’officina, il parcheggio, la fermata bus, la scuola, l’asilo, il benzinaio, il bar, ecc., ecc., che “gravita” (per citare il direttore) sulla Via Arpinati. Per non parlare di tutti coloro che quotidianamente camminano sui marciapiedi già stretti di quella via dove, quando un autobus tiene troppo la destra (e lo farà sempre con un doppio senso di marcia), con lo specchietto sfiora la testa dei pedoni.
Questi sono i soggetti cui andrebbero rivolte le attenzioni e le preoccupazioni principali. Poi ci siamo anche noi, ovviamente, non ne abbiamo mai fatto mistero, però la circostanza di essere stati nominati in via esclusiva ci è parsa sottilmente strumentale, quasi dovessimo essere tenuti a bada con una sorta di (falsa) attenzione privilegiata.
Non vogliamo privilegi, favori o sconti. Vogliamo essere trattati come gli altri ma, soprattutto, vogliamo giustizia, equità, buon senso e trasparenza. Per tutti.

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